sabato 30 settembre 2017

FORME DEL CAMMINO

Ora è un monaco senza casa e non è più un uomo del mondo;
la sua mente sia sempre rivolta
alla conoscenza del Dharma.
Come ghiaccio e cristallo trasparente la sua condotta,
non ricerchi fama e ricchezza,
ogni impurità sia eliminata.
Non abbia altra via davanti a sé
se non quella di vagare e ricercare;
addestri la mente e il corpo
camminando sulle montagne e guadando i fiumi;
si mostri amico dei saggi che conoscono il Dharma,
affronti la neve, percorra le strade gelate dalla brina
e non abbia paura della rigidità dei climi;
attraversi onde e nubi, cacciando draghi e spiriti malvagi.
Un bastone lo accompagni ovunque vada e la sua brocca di rame sia ben piena;
non lo disturbino le alterne vicende del mondo,
e i suoi amici siano coloro con cui pratica il Dharma.
Stia al freddo, al caldo e nelle privazioni poiché non ha raggiunto la dimora della pace;
non nutra pensieri di invidia verso il mondo e non si deprima se viene trascurato;
si sforzi per vedere la sua natura innata
senza dipendere da alcun altro.
Sia pellegrino di monastero in monastero,
attraversando i cinque laghi e i quattro mari:
non è facile percorrere migliaia di miglia
attraverso centinaia di montagne:
ma possa egli dialogare intimamente col maestro del Dharma
quando non scambierà più le erbe infestanti
per piante medicinali.
Funnyo Zensho



venerdì 15 settembre 2017

DOVE OSANO LE AQUILE

Se mi domandassero: "A che cosa serve un cervello grande?", sarei tentato di rispondere:
"A trovare cantando la nostra strada attraverso il deserto".
Bruce Chatwin, Le vie dei canti, p. 331.

Dopo alcuni giorni di meritato riposo tra gli hippies della Val Tramontina partiamo, tra baci e abbracci, peace and love e altre amenità fricchettone, alla volta dei Monti Pallidi.
Le Dolomiti vengono chiamate anche Monti Pallidi a seguito di un prodigioso incantesimo avvenuto ai tempi dell’antico Regno delle Dolomiti, quando la roccia delle montagne aveva lo stesso colore delle Alpi.
Tale regno era ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati.
Ovunque si poteva respirare aria di felicità e armonia meno che nel castello reale.
Bisogna infatti sapere che il figlio del re aveva sposato la principessa della luna, ma un triste destino condannava i due giovani amanti a vivere eternamente separati.
L'uno non poteva sopportare l’intensa luce della luna che l’avrebbe reso cieco, l’altra sfuggiva la vista delle cupe montagne e degli ombrosi boschi che le causavano una malinconia talmente profonda da farla ammalare gravemente.
Ormai ogni gioia sembrava svanita e solamente le oscure foreste facevano da solitario rifugio al povero principe. Ma si sa, però, che proprio le ombrose selve sono luoghi popolati da curiosi personaggi, ricchi di poteri sorprendenti e capaci di rovesciare inaspettatamente il corso degli eventi. Ed è così che un giorno, nel suo disperato vagare, il principe si imbatté nel re dei Salvani, un piccolo e simpatico gnomo in cerca di una terra per il suo popolo.
Dopo aver ascoltato la triste storia del giovane sposo, il re dei Salvani gli propose, in cambio del permesso di abitare con la propria gente questi boschi, di rendere lucenti le montagne del suo regno. Siglato il patto, gli gnomi tessero per un’intera notte la luce della luna e ne ricoprirono tutte le rocce. La principessa poté così tornare sulla terra per vivere felicemente assieme al suo sposo e le Dolomiti presero il nome di Monti Pallidi.
Torniamo dunque ai luoghi dell'infanzia, ai boschi ombrosi e alle rocce cangianti.
Dalla val Tramontina, passando per monti e valli, il cammino si preannuncia affascinante anche se faticoso.
Viaggiare a piedi non ha nulla a che fare con l'esercizio fisico. Quando cammino sprofondo nei sogni, fluttuo nelle mie fantasie e mi scopro dentro storie incredibili. Attraverso letteralmente interi romanzi e film.
Non presto particolare attenzione a dove metto i piedi, ma non perdo mai il cammino perché la Via è dentro di me.
Parlare ( e scrivere ) di viaggio, o di cammino significa parlare della vita, umana e cosmica.
Tutte le cose sono sospinte da moti spazio-temporali, e anche quando l'uomo tenta di opporvisi, in realtà non riesce che a contrapporre loro un moto di senso contrario: il movimento è la realtà e la vita stessa del cosmo, il suo modo naturale di essere e di perire.
Ci si muove per raggiungere una meta, per concludere un affare, per incontrare un amico o per scontrarsi con un nemico. Mille giustificazioni che forniscono al viaggiatore l'occasione di mettersi in viaggio. Ma anche le giustificazioni appaiono parziali motivazioni del motivo per cui si è intrapreso un viaggio. Riaffiora quindi l'insoddisfatto interrogativo: "Perché si è in viaggio? Perché non si può che viaggiare?".
In verità, la risposta è in quello stesso intimo che interroga, dove risiede il moto profondo che si agita, di cui i viaggi non sono che l'onda d'urto più periferica, come il cerchio più esterno provocato da un sasso gettato nello stagno. Come è l'intimo che si agita, è l'intimo che calma, il sapiente dunque è consapevole che camminare, nella realtà o anche solo nel mito, è vivere, assecondare l'impulso vitale e farsene compagno.
Non tenterà dunque di fermare. ma di dare, con il viaggio, "forma all'irrequietezza umana" ( sempre Chatwin ).
Tra aceri e pini prendiamo un sentiero che da Tramonti ci porta verso un lago artificiale. Immemori del disastro del Vajont  le opere idrauliche si diffusero molto in queste zone nei decenni passati.
Dopo circa tre ore arriviamo al lago del Ciul dove allestiamo il campo per la notte.
Non si potrebbe fare campeggio libero, ma inoltrandoci nel bosco non disturberemo ( e non verremo disturbati da ) nessuno.
Al mattino presto, dopo il rancio e la preparazione del tascapane, ricettacolo di tutti i nostri averi
( amaca, fornello, sacco a pelo, pappe varie ecc. ) si parte, direzione Dolomiti Bellunesi, terra avita.
Per giorni camminiamo, salendo e scendendo, in una sorta di percorso di mezza cresta che ci porta da 500 a 2000 e oltre metri di quota per poi ridiscendere e risalire. Col Nudo, Monte Toc con lo sguardo sull'immane sconquasso del Vajont, sentieri dei contrabbandieri che dal Friuli andavano in Cadore, strade dei cramârs.
I  cramârs, ( dal tedesco Krämer, merciaio ), erano coloro che si recavano oltralpe per esercitare il commercio come venditori ambulanti.
Trasportavano in Germania, Austria, Moravia, Boemia, Slesia, Slovacchia  ogni genere di articoli minuti come medicine e spezie,  stoffe, oggetti di artigianato.
Tutto veniva portato a spalla caricato sulla "Crame" o "Crassigne", mobiletto in legno dotato di cassetti.
Secoli di cammino: la partenza col peso della crassigne pieno di merci e il ritorno col gruzzolo dei guadagni.
Secoli di ardue scalate dei monti per raggiungere la meta dei paesi da visitare in maniera puntuale e capillare.
Dal Medioevo al  Seicento i  cramârs si spostavano a piedi indossando calzature adatte anche alle traversate sulla neve: strade strette e mal tenute, impervi passi di alta montagna ove i carri non potevano transitare ed era necessario procedere in fila sui passi ghiacciati.
A partire dal Cinquecento poterono allieviare la fatica di molti percorsi utilizzando trasporti occasionali di barche e zattere lungo i fiumi navigabili come la Drava, la Salzach, l'Enns, la Mur
All'inizio del Settecento, con la sistemazione dei valichi e l'allargamento delle strade, anche i cramârs iniziarono a fare uso dei cavalli da tiro.
Lungo i percorsi più frequentati sorsero istituti monastici, ospedali, ricoveri a favore dei passanti.
I cramârs approdarono principalmente in: Austria, Ungheria, Moravia, Polonia, Germania; commerciavano in spezie, coloranti, stoffe, provenienti dal porto di Venezia, che essi acquistavano in patria tramite grossisti e negozianti locali.
Questi cramârs spesso inviarono doni preziosi alle loro chiese d’origine e, i più fortunati, si fecero costruire delle belle case nel proprio paese, sul cui portale spicca ancora oggi il loro simbolo.
Questa necessaria migrazione stagionale verso la Mitteleuropa (i cramârs rientravano solo per la fienagione nei mesi estivi), mise a dura prova questi uomini che in alcuni Paesi europei furono considerati imbroglioni e traffichini. Ogni epoca ha i suoi migranti!
I cramârs vennero a contatto con la nascente Riforma protestante luterana, che a partire dal 1520, si diffuse nelle regioni tedesche, sostituendosi lentamente alla confessione cattolica. Questi stessi cramârs, al loro periodico ritorno in Carnia, portarono queste nuove idee religiose, le quali, dopo una prima limitata tolleranza e diffusione, furono implacabilmente contrastate dall’Inquisizione locale, con denunce e processi, che solitamente si conclusero con abiure, pubbliche penitenze e multe, cosicché la Riforma fu poi definitivamente soffocata.
Dopo giorni di cammino arriviamo ai primi contrafforti del Civetta, nell'agordino, e ad accoglierci ci sono marmotte, ( per la gioia di Bjork che è incuriosita dai loro fischi ) e aquile, una coppia, che ci ha scortato a non più di una quarantina di metri sopra di noi fino a che non siamo scesi.
La lupa ha avuto il suo riscatto con questo cammino di giorni e giorni; affrancamento, emancipazione, liberazione, redenzione, riscossa da una sorte che l'aveva  portata a pesare diciassette chili e ad avere i muscoli delle zampe posteriori atrofizzati.
Ora con i suoi trenta chili e i garretti poderosi il cerchio si è chiuso.
Per la Val Imperina, luogo di antiche miniere, ci innestiamo nella via degli ospizi, antico tracciato di collegamento tra la Val Belluna e l'Agordino, sul versante destro orografico della Valle del Cordevole. I segni della storia, così frequenti lungo il percorso, invitano a calarsi nei panni di antichi viandanti per riscoprire luoghi di grande fascino e interesse quali la Certosa di Vedana, il Borgo di San Gottardo, gli ospizi di Candàten e di Agre, le Miniere di Valle Imperina.
Questo tracciato è inserito nel Cammino della dolomiti, un lungo itinerario ad anello che in trenta tappe e circa 300 chilometri porta a scoprire i luoghi più rilevanti per testimonianze artistiche e storiche della provincia di Belluno. Evitando le grandi arterie di traffico e privilegiando le antiche mulattiere e le strade di montagna si raggiungono gli angoli più nascosti e meno conosciuti.
Qui finalmente riposeremo, "piegheremo le vele", come dice Wei Ying-wu. Anche se il viaggio è ancora in corso, arriva un momento in cui si piegano e ripongono le vele, per sostare.
Qui, in queste terre, c'è una antica casa che appartiene alla mia famiglia da tre secoli. Un luogo dell'anima dove sosterò e riposerò, ma starò anche in attenzione; veglierò perché il viaggio non finisce mai.

Nelle azzurre sere d'estate, me ne andrò per sentieri,
punto dal grano, a calpestare l'erba tenera:
sognatore, ne sentirò la freschezza con i piedi.
Lascerò al vento bagnare la mia testa nuda.
Non parlerò, non penserò nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e andrò lontano, molto lontano, come un bohémien,
nella Natura, - felice come con una donna.
Arthur Rimbaud.














martedì 12 settembre 2017

DROMOSKYLOSMANIA

" I cani parlano, ma solo a chi sa ascoltarli"
Orhan Pamuk
Il viaggiare con il cane l’ho sempre concepito come parte di un rapporto paritario che non è assolutamente inteso come “ cane – padrone “, ma nemmeno con l’approccio meno specista di “ compagno “, sebbene spesso abbia onorato l’etimo del "dividere il pane con".
Si tratta di amicizia, intesa come rispetto delle particolarità e volontà di cercare il benessere dell’amico. Così intesa si può sperimentare una gioiosa intersoggettività che trascende i confini della specie.
Il termine che spesso usiamo di “ animale da compagnia “ è un po’ riduttivo, denota un essere neotenico, addomesticato, dipendente, in qualche modo inferiore ai suoi confratelli selvatici.
Anche i più fervidi amanti degli animali da casa hanno una visione ristretta delle loro capacità e del rapporto che è possibile avere con essi.
Salvai Bjork di dieci mesi, ultima di tanti sfortunati che ho salvato negli anni, da un canile dove era stata portata dopo un’infanzia di stenti e violenze.
Era in bilico tra l’infanzia e l’età adulta, abbastanza matura per concentrare la sua attenzione in modo intelligente, ma ancora molto cucciola nel contegno e nella voglia di giocare.
La vidi come un animale selvatico dotato di una sapienza istintuale. Avendo grande rispetto dell’intelligenza degli animali sono contrario agli “addestramenti “.
Invece discuto con lei tutte le cose importanti, in italiano, ripetendo parole e frasi più e più volte in determinate circostanze per facilitarle l’apprendimento della mia lingua. Lei capisce molte frasi  (nel senso che vi reagisce in modo adeguato ); e a sua volta mi ha insegnato pazientemente a capire il suo linguaggio di gesti e atteggiamenti ( usa di rado la comunicazione verbale ).
Se siamo fuori a passeggio, e io sono tropo assorto nei miei pensieri come spesso mi accade, lei recupera la mia attenzione toccandomi gentilmente la mano con il muso. Mentre scrivo queste righe, lei si alza dal posto dove se ne è stata tranquilla per un’ora e col muso mi stuzzica il gomito, segnalando un desiderio di comunicazione. Quando vado da lei con un desiderio simile, è quasi sempre disposta a interrompere quello che sta facendo per badare a me, e io faccio lo stesso per lei.
Smetto di scrivere al computer, la guardo, dico il suo nome e le sfioro la testa con le labbra. Apparentemente paga di questo breve contatto, lei non mi interrompe per un’altra ora o due; un ritegno particolarmente riservato a quando sto scrivendo. Grazie a contatti come questi, ho imparato ad apprezzare a fondo le finezze e la gentilezza del suo modo di comunicare e cerco di corrispondere tenendo la voce bassa e il tono lieve anche in situazioni di grande intensità emotiva, per lei o per me o per entrambi.
Situazioni inevitabili quando i cani vivono in un mondo dominato dall’uomo, con pericoli che loro non comprendono ( come le automobili ) e divieti contrari ai loro istinti ( come non mangiare gli scoiattoli ).
Ho però sempre pensato che le regole non devono necessariamente essere assolute.
In certe situazioni sta bene che avvicini un gatto ( un gatto che sia esperto di cani ), in altre, più spesso, no.
Può sembrare che sia io a dettare le regole e a farle rispettare, ma non è così, per due ragioni. Intanto, Bjork mi ha imposto almeno altrettanti divieti, basati sulle sue esigenze. Mi ha insegnato che non gradisce essere toccata sulla testa e che preferisce le carezze ai lati del collo. Mi ha fatto capire che scavalcarla quando dorme la infastidisce, e quindi non lo faccio mai.
Secondo, Bjork sa che le proibizioni assolute sono rare. A meno che non sia in gioco la sua sicurezza o quella altrui veniamo a un compromesso.
Direi che il nostro è un rapporto paritario. Ciò non significa che siamo eguali: siamo in realtà molto diversi, lei ha nelle vene sangue di lupo, io di scimmia. Significa che la considero una “ persona “, sebbene di un’altra specie.
Rapportarci ad altri esseri come persone non ha niente a che vedere col fatto se attribuiamo o meno a loro caratteristiche umane.
Ha a che vedere, invece, col riconoscere che essi sono soggetti sociali, come noi, e che la loro peculiare e soggettiva esperienza di noi svolge nei loro rapporti con noi lo stesso ruolo che che la nostra esperienza soggettiva di loro svolge nei rapporti con loro.
Se ci vedono come individui, e noi li vediamo come individui, ci è possibile avere un rapporto personale. Se una delle due parti non tiene conto della soggettività sociale dell'altra, questo rapporto è precluso.
Quindi, mentre noi normalmente pensiamo alla personalità come a una qualità essenziale che possiamo "scoprire " e non " trovare " in un altro, nella visione qui adottata la personalità connota un modo di essere in relazione con gli altri, e quindi nessuno, tranne il soggetto, la può dare o togliere. In altre parole, quando un umano tratta un individuo non umano come un oggetto anonimo anziché come un essere con una propria soggettività, è l'umano e non l'altro animale a rinunciare a essere una persona.
La possibilità di una volontaria e reciproca resa ai dettami dell'intersoggettività è il terreno comune che Tommaso d'Aquino o O'Hearne ignorano quando affermano che animali e umani non possono essere amici.
Uso la parola "resa" intenzionalmente, perché per rapportarsi agli altri ( umani e non umani ) in questo modo occorre rinunciare a un controllo su di loro e su come essi si rapportano a noi.
Un piccolo prezzo per ciò che riceviamo in cambio.
Poiché io considero Bjork una persona, possiamo essere amici. Come in ogni autentica amicizia fra umani, il nostro rapporto è basato sulla reciprocità e sul mutuo rispetto.
Lei dipende da me per certe necessità, come il cibo e l'acqua, ma è una dipendenza contingente, non intrinseca; se io vivessi nel mondo dei cani selvatici dipenderei da lei per il cibo, la protezione e molte altre cose.
Lei non è né la mia bambina, né la mia serva.
Desidero per lei ciò che desidero per tutti i miei amici: massima libertà di espressione, massimo benessere.
Per provare pienamente le gioie dell'essere cane e dell'essere primate, Bjork e io passiamo molto tempo fuori, muovendoci liberamente e viaggiando. Con i mezzi più disparati ma non disperati. Prediligiamo i viaggi lenti, a piedi o in bici con lei nel trailer porta cani, ma anche in auto se è per avvicinarci a luoghi dove poi cammineremo.
Quando siamo nella natura selvaggia mi affido a lei e ai suoi sensi lupeschi e spesso decide lei il sentiero da percorrere.
Quando mi fermo per riposare lei si mette vicino a me e controlla l'ambiente circostante guardando in tutte le direzioni. Presumibilmente la mia sicurezza le sta molto a cuore e ho assoluta fiducia che lei continuerà a vegliare su di me.
Tutti i cani con cui ho vissuto ( e viaggiato ) hanno beneficiato di questo tipo di rapporto paritario e ognuno, con la propria individualità, mi ha reso doni di amicizia imprevedibili.
Le limitazioni presenti nei nostri rapporti con altri animali non dipendono da loro deficienze, ma dalle nostre idee ristrette su ciò che essi sono e sul tipo di rapporto che possiamo avere con loro.






domenica 10 settembre 2017

LET THE SUNSHINE IN

" I giorni e le notti si alternano fugaci, come le perle sfilate da un rosario.
Ugualmente gli anni sorgono e tramontano.
La nostra vita è un viaggio, che alcuni trascorrono in barca; altri per strada, finché non invecchiano i cavalli del loro carro.
Non è la strada la nostra vera dimora?"
Matsuo Basho


Caldo, caldo e poca acqua, nonostante il percorso si snodi oramai da giorni tra i 1600 e i 2200 metri di quota, le temperature sono alte. Anche di notte difficilmente si scende sotto i 20°.
Paolo Rumiz scrive: "Salendo il nostro passo legionario si rompe, assume il ritmo asimmetrico dell'asino sul tempo dispari della musica greca e balcanica."
Il compianto musicista triestino Alfredo Lagosegliaz diceva:
" Questo è il tempo migliore, perché impedisce agli eserciti di marciare."
Dopo la vetta del Mittagskogel scendiamo verso un rifugio segnalatoci da alcuni escursionisti, sperando, vanamente, di dormire su un letto dopo tanto peregrinare. 
Non in agosto quando le orde barbariche scendono e salgono le montagne come se non ci fosse un domani. Purtroppo il rifugio è invaso da vocianti polacchi, considerevolmente ubriachi e molesti e quindi repentina decisione di dormire nuovamente nel bosco. 
"Non è la strada la nostra vera dimora?" scriveva nel 1689 Matsuo Basho nel libro Oku no Hosomichi ( L'angusto sentiero del Nord ).
Il mattino dopo, scendendo verso Villach, incontriamo una coppia di olandesi che, dopo dei giri sulle Caravanche, avrebbero intenzione di partecipare al Rainbow Gathering che quest'anno si svolge in Val Tramontina dal 20 luglio al 20 agosto. Da qualche tempo dico di andarci a uno di questi raduni hippy, questa volta per di più è in luogo che mi è caro e che frequento da anni, quindi mi aggrego ai due ragazzi e partiamo alla volta del Monte Rest.
La vecchia Volvo di Renate e Gert affronta senza fatica la pendenza media del 18% del Wurzenpass, mentre mi accompagnano a recuperare la mia Peugeottina, in modo che possa far loro da guida. Siamo seduti dietro, io e Bjork, tra bandiere di preghiera tibetane, mandala e zaffate di hashish che arrivano da prua.
Apro il finestrino per far girare un po' l'aria, non fumo ormai da anni, da quando, dopo uno schianto in moto e conseguente rottura di spalla destra, due costole e perforazione di un polmone, i medici mi hanno detto che se fossero riusciti a sistemarmi sarebbe stato meglio non avessi più fumato.
Poi, non volendo essere il più sano del cimitero ho sopperito all'atavico desiderio di suzione ritornando all'antico amore del toscanello e della pipa. Almeno non si aspira il fumo.
Scendiamo verso la Slovenia e poi passiamo il confine italiano a Fusine, proseguiamo fino a Carnia e prendiamo in direzione Ampezzo. Poco prima di Ampezzo deviamo a sinistra e saliamo sul Passo Rest. 
Il cielo è plumbeo e soffia un gran vento. In quota le nuvole corrono veloci, si vedono un sacco di lampi. La temperatura scende repentinamente. Mentre affrontiamo i molti tornanti della salita sentiamo e vediamo l'elicottero che volteggia intorno alla sella del Rest. Non ho dei buoni presentimenti, dopo molti anni di montagna certe cose le percepisci, infatti poco prima del passo incontriamo gli uomini del Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco e forze dell'ordine assortite. 
Ci comunicano che non ci si può avvicinare alla zona del raduno perché è morto un uomo, rimasto schiacciato sotto un albero durante il temporale ( che poi si scoprirà essere stata una tromba d'aria ). Possiamo proseguire verso Tramonti dove ci sistemiamo nel campeggio degli amici Lisa e Gregorio.
Molti hippy che dovevano salire si sono fermati qui e la sera passa un po' triste ma in un atmosfera di rara serenità per il modo che queste persone ( dai 20 ai 70 anni come fascia di età ) hanno di affrontare la vita e la morte. 
La compagna del ragazzo morto, un belga di 41 anni, ha deciso che venga seppellito qui, tra i monti.

Singing our space songs on a spider web sitar
Life is around you and in you
Let the sunshine
Let the sunshine in






mercoledì 16 agosto 2017

OPEN EYE BJORK

" Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto."
Henry David Thoreau.

Ci accampiamo per la notte in una radura, tra faggi e betulle, siamo un po' scesi di quota.
Non c'è molto da fare: stendere lo stuoino, aprire il sacco a pelo, mettere a bollire sul Camping Gaz un po' d'acqua per la zuppa e scrivere un po' prima che faccia buio.
La temperatura nel pomeriggio si è alzata e per i prossimi giorni è previsto un caldo intenso. D'altronde per dormire fuori può andar bene, per camminare meno.
Questo è il destino di chi sceglie di camminare verso Est. Siamo coloro che vanno controluce, quelli che cercano le terre sfolgoranti dell'alba.
Siamo abbronzati sulla parte destra per non confonderci con quelli di Santiago che sono abbronzati all'incontrario perché mostrano la schiena al sole che sorge.
Non volevamo essere pellegrini fra i mille che vanno nella stessa direzione.
Camminiamo verso terre inquiete, dove forse i viaggiatori vengono visti con curiosità e sospetto, o forse il mio cinismo di celta peripatetico mi porta questi pensieri.
Mangiamo, cerco di lavarmi con dosi omeopatiche d'acqua e ci prepariamo per la notte.
Entro nel sacco, Bjork si accuccia al mio fianco, guardinga. Tengo a portata di mano la pila a manovella, il coltello e qualche legno che mi ha prontamente portato Bjork.
Mi addormento quasi subito, complice una brezzolina miracolosa, la cagnotta fa lo stesso.
La notte nel bosco può essere fonte di emozioni benevole ma anche angosciose, per i pericoli che si percepiscono e che si possono immaginare, per la circoscrizione degli spazi che ci circondano ed i relativi tranelli che possono nascondere, per il senso avvolgente, quasi senza respiro, dettato dal buio. Le sicurezze vissute nella familiarità, vacillano.
L'autocontrollo è messo a dura prova .
Il buio  della notte ci svela la vita, ci fa sentire in compagnia di animali che ci osservano, ci seguono durante il nostro cammino incuriositi da questa nostra interferenza.
Sono presenze amiche e discrete.
Non è dello stesso avviso Bjork che nel cuore della notte ringhia, abbaia con quell'abbaio semi soffocato in gola che fa l'effetto sonoro di un "sboff" in chiave baritonale.
Ha deciso che deve dormire con un occhio aperto, come i cow boy.
Nelle notti successive, usa a sentir passare volpi, topini, insetti vari e, forse, la lince e l'orso, dormirà il sonno di giusti.


mercoledì 9 agosto 2017

LA FORESTA DEGLI ALBERI CAMMINANTI

Il tempo che di noi fa tanti oggetti, moltiplica la nostra naturale solitudine.
Derek Walcott - Mappa del nuovo mondo


La foresta di Tarvisio, incastonata come un diamante nel lembo estremo del Friuli, nell'unico punto in Europa nel quale si incontrano tre differenti culture ed etnie, la latina, la tedesca e la slava, è un ambiente dal fascino unico per la varietà dei suoi straordinari paesaggi.
Si caratterizza per una storia millenaria che inizia con l'istituzione del fondo di Bamberga da parte dell' imperatore Enrico II.
Mentre ci incamminiamo verso il Wurzenpass siamo accompagnati da questi millenari alberi, alcuni, come l'abete rosso sono detti " di risonanza" per le elevate qualità armoniche dei loro legni.
Antonius Stradivarius Cremonensis sceglieva anche tra questi legni la materia prima per i suoi incommensurabili violini.
Essi camminano, tanti sono che ci accompagnano nel cammino da sembrare legione, e non c'è compagnia più rassicurante di questi antichi Esseri.
Bjork, che con i rami caduti ci gioca ed è una raccoglitrice di legni per la notte, si aggira felice tra i sentieri boschivi, ora freschi dopo la pioggia della notte.
Saliamo di quota, impercettibilmente, e il paesaggio è un susseguirsi di rossi accesi, verdi profondi, canti di ruscelli e presenze di Animali, invisibili ai nostri occhi ma non al naso della lupetta, che però è come avesse stipulato un patto di non belligeranza e cammina nei miei pressi.
Devo attraversare le vostre Terre e mi comporterò da viandante, deve aver pensato. ( mi pare che l'abbia anche detto! )
Contiamo di dormirci nel bosco stanotte e quindi non abbiamo orari e tempi da rispettare. Cammino, cane al fianco, con gli alberi che ci precedono, ci affiancano, ci seguono.
Nessun rifugio ci attende e il bivacco sarà con un tetto di stelle.


"Ora come è stato narrato, la possanza di Elwe e Melian si accrebbe nella Terra di Mezzo e tutti gli Elfi del Bereliand, dai marinai di Cirdan ai cacciatori nomadi dei Monti Azzurri di là dal Fiume Gelion, avevano Elwe per signore; Elu Thingol, così era detto nella lingua del suo popolo, cioè Re Mantogrigio. Essi sono detti Sindar, Elfi Grigi del Beleriand illuminato dalle stelle; e benché fossero detti Moriquendi, sotto il governo di Thingol e grazie all'ammaestramento di Melian divennero i più belli e i più saggi e i più abili di tutti gli Elfi della Terra di Mezzo"
J.R.R. Tolkien - Il Silmarillion - I Sindar

martedì 8 agosto 2017

DAY 0


La strada dell'inferno è lastricata di buone intenzioni.
Partiamo di buon mattino in direzione del Drei Länder Ecke da cui ci inoltreremo nelle Caravanche. Facciamo tappa, come di consueto quando siamo in queste lande, dalla nostra amica e deliziatrice di palati Adele, che gestisce a Fusine la Locanda Mandi, luogo meraviglioso per clima, cibo e compagnia. Chiacchiere, progetti, impressioni, coccole a Bjork e arriva l'ora di pranzo. Come dire di no? Dopo pranzo una pennica e ulteriori piacevoli conversazioni in riva al ruscello che scorre canterino davanti alla locanda e presto arriva l'ora di cena. " Non te ne andrai mica a stomaco vuoto?" chiede infida Adele. Certo che no, con il risultato che l'ora si fa tarda e non è il caso di avventurarsi per monti e valli di notte.
Tutti i salmi finiscono in Gloria e quindi, sazio e contento, dormo in locanda.